Il santo carnevale

Dicono che la parola carnevale derivi dal latino carnem levare, accennando al fatto che si festeggia l’ultimo giorno di banchetti a base di carne, proprio a ridosso dei digiuni quaresimali.
Etimologia probabile, anche se la tradizione di festeggiare tra lazzi, frizzi e grassi banchetti fino al giorno prima della Quaresima per poi immergersi nel clima penitenziale sembra solo un ricordo del passato.

Carnevale: una grande occasione

Pensando al carnevale dobbiamo anzitutto pensare alla festa, al divertimento, alla gioia.
Cerchiamo le foto del carnevale in oratorio (fortunato chi lo organizza, anche se poi ci sono i coriandoli da raccogliere), pensiamo ai volti, ai sorrisi, ai giochi. È il regno della fantasia, della creatività, del sogno, della gioia, anche quella rumorosa, quando le energie compresse scoppiano in quella cartuccia esplosiva che chiamiamo giovinezza! Don Bosco, il santo dell’allegria, invitava i ragazzi con le parole di Filippo Neri: «Giocate, saltate, fate chiasso. A me interessa che non facciate peccati».

Togliamo le maschere!

Magari non si toglie più la carne, ma di sicuro dobbiamo gettare via tante maschere.
Le mettono i ragazzi per gioco, e sono ancora i più sinceri di tutti; le mettono i genitori, che sembrano sempre sulla difensiva, ma a volte aspettano solo l’occasione per buttarle via e instaurare relazioni vere e gentili.
E le mettiamo noi. Ci nascondiamo dietro alle maschere tristi e lamentose di una catechesi stanca e in crisi invece di mostrare il volto entusiasta di chi cerca continuamente strade nuove; mettiamo la maschera della paura per ciò che non è ancora stato, mentre annunciamo Cristo novità di vita; ci mostriamo arrabbiati con chi cerca un po’ di ascolto e comprensione e in fin dei conti speriamo che non si faccia più vedere.
Togliamo le maschere, e mostriamo il volto a quel Gesù che si è scagliato più di una volta contro gli ipocriti. Lo sapete che la parola ipocrita indicava gli attori, proprio perché portavano delle maschere per interpretare vari personaggi?
E festa sia!

Valter Rossi

 

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