Non si puņ amare qualcuno e non amare il suo mondo

Alcuni ragazzi risultano immediatamente simpatici, perché sono aperti e disponibili, accettano di entrare in dialogo con noi, stanno volentieri con i loro compagni. Altri li sentiamo lontani, sembrano vivere in un mondo diverso dal nostro.

Non rinnegare il loro mondo

□ Nel primo romanzo di Giorgio Ghiotti, 22 anni, vincitore del Campiello giovani, l’io narrante è un ragazzo che racconta. Un giornalista che lo intervista sottolinea una frase del libro: «Non si può amare qualcuno e rinnegare il suo mondo». Ma è davvero possibile? Per molti no, osserva il giornalista. Ma l’autore ribatte: «Non credo che sia possibile amare qualcuno e non amare anche il suo mondo. Lo ripeto: non si può amare qualcuno e condannare il suo mondo. O rinnegarlo, che è la stessa cosa. Certo, non sto parlando di una condiscendenza totale, incondizionata, nei confronti dell’altro, ma di una comprensione profonda della persona amata».

Ma è davvero possibile?

□ San Giovanni Bosco diceva: «Non basta amare... bisogna che i ragazzi si accorgano di essere amati». E anche: «Bisogna amare ciò che piace ai ragazzi, e i ragazzi ameranno ciò che piace ai loro educatori».
□ Attraverso segni e gesti di tenerezza dobbiamo far capire ai ragazzi che stiamo bene con loro, che li amiamo così come sono, ragazzi in cammino, che si portano addosso una personalità in costruzione e certe loro abitudini, i segni dell’educazione ricevuta o non ricevuta.

Una dolcezza dinamica e piacevole

□ È inevitabile: ogni ragazzo vive nel proprio mondo e manifesta le proprie radici. Ma siamo chiamati ad amarli come li ama Dio, e aiutarli ad aprirsi ai progetti che ha su di loro. Con pacatezza, fermandoci con loro, ascoltandoli, compiacendoci dei passi che riescono a compiere per diventare più positivamente se stessi.
□ Certo, il nostro desiderio è che poco alla volta assumano anche la fisionomia del gruppo, che accolgano i nostri valori. Ma va fatto adottando una dolcezza dinamica e piacevole, creando un ambiente sereno in cui ci si senta a proprio agio, usando anzi all’occorrenza un po’ di humour, affinché sentano che noi li amiamo e che non rifiutiamo il loro mondo.

    Umberto De Vanna

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